Splatter – dell’indistruttibilità della madre o l’ultimo supereroe

Mamma Ko

C’è stata quella volta che mi sono fatta un taglietto sul dito, a colazione, prima di prepararmi con Piccolé e di andare a scuola e a lavoro. Non era niente, ma dal polpastrello continuava a uscire sangue e noi eravamo in ritardo. Ho provato a tamponare la ferita con un po’ di scottex, buttarci sopra dell’acqua ossigenata, arginarla con un cerotto e intanto togliere pigiamini e pannoloni, cantare canzoni, lavare denti e musetti, infilare calzini e scarpe. Si è fatto tardissimo, ho fatto un giro rapido per casa a pulire le macchie di sangue ma quando siamo rientrati con A. alla sera, sembrava fosse la scena di un crimine: tracce sanguinolente in cucina, sul pavimento del bagno e nel lavandino, sulla porta dell’armadio in cameretta.

Ora ci risiamo. Sono caduta e mi sono fatta male al ginocchio. Non sembra niente di grave – ancora devo fare la risonanza magnetica – ma al pronto soccorso mi hanno bloccato con una fascia da metà coscia fino alla caviglia e zompettare di qua e di là con la stampella rende complicate anche le operazioni più semplici. Come al solito non mi manca l’aiuto dei nonni, ma resta la sensazione che la mamma non può essersi fatta male, che la mamma è indistruttibile e mi pesa non fare le cose io. Mi è tornata in mente un’indagine dell’Istat (qui a pagina 33) secondo la quale una donna su sette rinuncia alle cure mediche, dall’acquisto di farmaci a visite e accertamenti fino agli interventi chirurgici o all’acquisto di farmaci. Sarà questa idea, parecchio malsana in verità, che la mamma è l’ultimo supereroe che ci è rimasto.

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