Il piano

Piccolé ormai dice davvero tante cose e la sua capacità di intortamento dei non lucidissimi genitori è al top. Così l’altra sera, mentre le leggevo la storia della buona notte…
– Vojo Pa’ Andea.
– Ok, vallo a chiamare.
Va di là in sala dove A. sta al computer, lo prende per mano e lo porta nella cameretta.
Riprendiamo a leggere la storia con A. che fa le voci degli animali, ma Piccolè è meno presa dal racconto del solito, sembra persa nei suoi pensieri.
A un certo punto ci dice tutta seria.
– Apetta qua, torno suppito.
Esce dalla camera e, mentre chiude la porta, ripete:
– Fermi! Torno suppito.
Lei esce e noi, ubbidienti, aspettiamo… aspettiamo… Ci interroghiamo su che cosa sia andata a prendere la bimba di così importante. Passa il tempo e Piccolé non torna, non si sente nessun rumore in casa, la chiamiamo e risponde solo: – Apetta! Apetta! Torno suppito -.
Passa ancora qualche minuto e A. decide di andare a vedere che fa: la trova in piedi su una sedia che gioca con il computer. Aveva visto il papà che lo faceva e studiato un piano per toglierlo di lì, chiuderlo in cameretta e prendere il suo posto. E noi, ovviamente, ci eravamo cascati in pieno.

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