Nessuno tocchi papà – Rugby e pupe

C’è A. che avanza con la palla ovale.
– Guarda è papà!
Non faccio in tempo a farlo vedere a Piccolè che lui cade a terra placcato da due energumeni ancora più grossi di lui. La bimba non apprezza.
– Viaaa! Viaaaa! – urla tra i lacrimoni. – È Pa’ Andea. Caduto! Caduto!

A. si rialza subito ma lei continua a piagnucolare, scalpita per entrare in campo, vuole controllare che il papà stia bene.
– Pa’ Andea fatto male! Pa’ Andea caduto. Fatto male!
Continua a ripetere senza lasciarsi convincere che il papà non si è fatto niente, che fa parte del gioco correre con la palla, cadere e fare a spintoni.
A papà piace così.

Poi la squadra di A. fa meta. Piccolé si mette a esultare con gli altri tifosi e, da quel momento in poi, non si perde un’azione. Accompagna il gioco con urla convinte e applausi a scena aperta, indipendentemente da chi abbia la palla. Ed è così che, dopo due anni che frequenta gli stadi, “guarda” la sua prima partita di rugby.

Durante il terzo tempo, mentre i giocatori mangiano e bevono insieme, scopro che c’è una scuola di mini rugby dove accettano anche i pulcini di due anni. Lei, ignara, si addentra tra le tavolate, alla ricerca di qualcuno che le dia un po’ di pasta, una fetta di pane o un pezzo di salsiccia. Ancora non abbiamo deciso se iscriverla, ma mentre torniamo a casa in macchina lei continua a scandire – Ru-gby! Ru-gby! –

Ti potrebbe interessare anche

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *