Nessuno tocchi papà – Rugby e pupe

C’è A. che avanza con la palla ovale.
– Guarda è papà!
Non faccio in tempo a farlo vedere a Piccolè che lui cade a terra placcato da due energumeni ancora più grossi di lui. La bimba non apprezza.
– Viaaa! Viaaaa! – urla tra i lacrimoni. – È Pa’ Andea. Caduto! Caduto!

A. si rialza subito ma lei continua a piagnucolare, scalpita per entrare in campo, vuole controllare che il papà stia bene.
– Pa’ Andea fatto male! Pa’ Andea caduto. Fatto male!
Continua a ripetere senza lasciarsi convincere che il papà non si è fatto niente, che fa parte del gioco correre con la palla, cadere e fare a spintoni.
A papà piace così.

Poi la squadra di A. fa meta. Piccolé si mette a esultare con gli altri tifosi e, da quel momento in poi, non si perde un’azione. Accompagna il gioco con urla convinte e applausi a scena aperta, indipendentemente da chi abbia la palla. Ed è così che, dopo due anni che frequenta gli stadi, “guarda” la sua prima partita di rugby.

Durante il terzo tempo, mentre i giocatori mangiano e bevono insieme, scopro che c’è una scuola di mini rugby dove accettano anche i pulcini di due anni. Lei, ignara, si addentra tra le tavolate, alla ricerca di qualcuno che le dia un po’ di pasta, una fetta di pane o un pezzo di salsiccia. Ancora non abbiamo deciso se iscriverla, ma mentre torniamo a casa in macchina lei continua a scandire – Ru-gby! Ru-gby! –

Continue Reading

Rabbia d’artista

C’erano già stati degli indizi. I disegni di Piccolé che avevo attaccato al muro più in basso erano stati staccati e fatti a pezzi. Ma pensavo che fosse successo in un raptus da monella, non in un momento di crisi creativa.  Poi l’ho colta in flagrante.
“Non mi pace!”, urlava l’altra mattina, mentre distruggeva l’ultimo dei suoi lavori. Sembrava un Pollock ubriaco che si accaniva contro le sue tele.
Piccolé ama i colori e passa un sacco di tempo a disegnare. “Bello?”, chiede ogni tanto mostrando uno schizzo. Quello che non avevo immaginato è che questa sua “vena artistica” – chiamiamola così – le scatenasse emozioni tanto intense. Non dev’essere per niente facile avere due anni.
Continue Reading

La Signora delle chiavi

chiavi gioco pericoloso bambini

Lo sapevamo che sarebbe successo, era solo questione di tempo. Piccolé ha una passione per le chiavi, prova ad aprire (o chiudere) ogni serratura che incontra. Per questo, come i genitori della Bella addormentata con i fusi dopo l’incantesimo di Malefica, noi Dangefò avevamo fatto sparire da casa ogni chiave per grande o minuscola che fosse, rassegnandoci a vivere nella promiscuità più totale pur di salvare la bimba dal suo destino.

Come nella fiaba, però, quando è arrivato il momento, è stato facile per Piccolè trovare una chiave sfuggita al controllo. Eravamo a casa di amici, I. e S., a una festa e a un certo punto la bambina è sparita. Poi abbiamo sentito piangere dal bagno, si era chiusa lì dentro al buio e non riusciva ad uscire. In breve si è scatenato il panico, tre o quattro persone le urlavano contemporaneamente di stare calma e davano consigli sul da farsi. Lei piangeva sempre di più. Io studiavo strategie per salvarla calandomi dal soffitto. Solo A. continuava a mangiare serafico la sua pizza (quella celeberrima fatta in casa da M.), approfittando della distrazione generale per afferrarne qualche fetta in più.

Poi c’è stato un momento di silenzio e I. ha detto piano a Piccolè come girare la chiave. Dopo un attimo si è sentito click e la porta si è aperta. Piccolè era di nuovo libera. La cosa buffa è che, mentre era chiusa dentro, al buio, sola e spaventata, quello che continuava a ripetere tra le lacrime era: – La pitta! La pitta! – Il suo timore più grande era che, una volta uscita dal bagno, la pizza di M. fosse finita. Tale padre…

Continue Reading

Piccole femministe crescono – Peli che passione

– Te coss’è titto? –
– Amore, sono i peli della mamma, non ha fatto in tempo a toglierli.
– Bello! Vedere ancora?
Piccolé è molto affascinata dai peli sotto le ascelle che mi stanno ricrescendo.

Mi alza le braccia apposta per studiarli. Li tocca con il dito e mi fa il solletico. Chissà quanto tempo dovrà passare prima che il corpo femminile diventi, anche per lei, non qualcosa da scoprire e contemplare, ma un oggetto da addomesticare, scolpire, disciplinare. Spero il più lungo possibile.

ps Scritte queste parole di saggezza, la madre chiamò subito l’estetista e poi scappò in palestra saltando la pausa pranzo. Perché l’importante è la coerenza.

Continue Reading