Due anni vissuti pericolosamente

C’è un momento preciso in cui sei in cima allo scivolo. Attacchi le braccia alla sbarra sopra la tua testa, sollevi il sederotto e ondeggi avanti e indietro nel vuoto, prima di lasciarti andare giù. E’ lì che una parte di me vorrebbe piombarsi su di te e stringerti forte per non farti cadere. Ma c’è un’altra parte che, invece, starebbe a guardarti provare e provare senza fare nient’altro, a oltranza.

Spesso è questa parte che prende il sopravvento, anche dopo quella volta che ti ho vista cadere all’indietro e ho pensato di morire. Forse sono matta (e sicuramente è quello che pensano la maggior parte delle altre mamme del parco). Ma lasciarti andare, provare, esplorare, scoprire è il mio modo di amarti. E venire, provare, esplorare, scoprire il mondo con te in questi due anni insieme è stata l’avventura più bella che potessi vivere.
Buon compleanno, Piccolè!

ps Qualche giorno fa sono incappata nel post di un collega per il compleanno della figlia ventenne. – Anche quest’anno non la potrò abbracciare mentre le sussurro “auguri tesoro mio”. Ma se qualcuno la incontra nei corridoi dell’Università di x, o la vede passeggiare per una strada affollata o mentre sfreccia in bicicletta, non la fermi, la lasci andare. La guardi da lontano e pensi quanto mi costa non poterle sussurrare “auguri, tesoro mio” -. Mi ha commosso fino alle lacrime e messo una voglia pazzesca di preparare torte, scegliere regali e gonfiare palloncini, almeno finché ce l’ho qui vicina vicina.

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Ferie d’agosto nel parco nazionale d’Abruzzo

Ferie d'agosto nel parco nazionale d'Abruzzo con i bambini

La memoria continua a tornare alle vacanze estive in campeggio nel parco nazionale d’Abruzzo

All’improvviso è arrivato l’autunno. Per me ha avuto l’aspetto delle prime scarpe chiuse che, per aggrapparmi ancora un po’ all’estate, ho messo senza calze. E’ finita – come al solito – con vesciche sanguinolenti ai piedi e dolori lancinanti. Per tirarmi un po’ su il morale, mi sono messa a guardare le foto delle vacanze estive. Per noi sono state solo una fuga super low-cost con la bambina ad agosto nel parco nazionale d’Abruzzo, proprio la settimana di Ferragosto, in tenda.

Bambina con papà in campeggio a Opi, in Abruzzo
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Insonnie e conigli di mezzanotte


Il politico di turno, mentre parla con alcuni giornalisti al Senato:
– La faccio breve che vedo che la vostra collega la stiamo perdendo, è a un passo dal sonno… –
Diverse paia di occhi si girano verso di me, che lacrimo vistosamente cercando di non sbadigliare. 
– Mi scusi, ho una bambina piccola –
provo a giustificarmi. 


La verità è che sono notti che non dormo, Piccolé si sveglia un paio di volte (come sempre) ma mentre, in genere, mi riaddormento subito, da qualche giorno resto poi insonne per ore. È così saltato il precario equilibrio che finora mi consentiva di camuffare la fame di sonno, almeno a lavoro. 

Stanotte però ho avuto un’idea: dopo un’oretta che mi rigiravo nel letto, ho iniziato a raccontarmi la soporifera storia ‘Il coniglietto che voleva addormentarsi’. La leggo a Piccolé tutte le sere e ormai la so a memoria. Non ero arrivata a metà del racconto che ronfavo beata (almeno fino al nuovo risveglio della bimba, mezz’ora dopo).
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Il libraio snob, il giocattolaio anticonsumista e l’agente immobiliare sadomaso

Tantissimo tempo che non scrivo. Il rientro è stato un po’ movimentato, ma ci stiamo dentro. Piccolé è tornata a scuola con grande entusiasmo già dal primo settembre. Nel frattempo ha deciso che non vuole più il pannolino (anche se non ha ancora il pieno controllo della situazione) e che può tranquillamente andare a letto dopo le undici visto che ormai, a quasi due anni, è grande. Al momento stiamo trattando.

Dopo un’estate da pendolari che, all’apice del caos, ha previsto tutti insieme al mare ben tre nonni e una bisnonna (più zii, cugini e gatto) in un allegro delirio, siamo tornati alla nostra casetta di Roma. Ho scoperto in questo mese di treni, biciclette, pullman e autobus il valore inestimabile di lavorare a cinque fermate di metro da casa (anche se la metro è quella bradipesca della Capitale). Ogni tanto, presa dall’entusiasmo, mi lancio anche a fare la strada a piedi ma finisce sempre che mi perdo per negozi e faccio tardi.

Intanto mi hanno incastrato nel gruppo whatsapp della palestra, che è quasi peggio del gruppo whatsapp dei genitori del nido. Ho detto quasi: peggio del whatsapp dei genitori del nido non c’è niente. Comunque anche questo dei maniaci del fitness non scherza; la maggior parte digiuna e si allena in pausa pranzo, così spesso mi arrivano foto dei vari traguardi sportivi raggiunti appena io ho ingoiato l’ultimo morso di pizza e me la mandano di traverso. Non mi stupisce che sono la più cicciona del corso.

A consolarmi ci pensano i negozianti della zona (avevo raccontato già qui alcune loro avventure, Nella terra di mezzo). Ultimamente – però – hanno preso una strada masochistica che mi preoccupa. I primi sono stati quelli della libreria dietro casa, che purtroppo ha chiuso. Faticano a sopravvivere alla concorrenza di Amazon e Feltrinelli anche quelle del centro, figuriamoci questa qui, sepolta tra i palazzoni. Il libraio poi aveva l’abitudine di consigliarti sempre libri bellissimi – che però lui non aveva – e di disdegnare quelli che, invece, aveva negli scaffali. “La Ferrante? Carina, se ti piace il genere”, diceva storcendo un po’ il naso. E tu posavi quasi vergognandoti il libro che stavi portando alla cassa.

Il libraio snob non è il solo autolesionista nel quartiere. Gli fanno compagnia, prima di tutti, i giocattolai anticonsumisti. Sono un gruppo di pedagogisti e architetti che hanno messo su un negozio bellissimo, tutto in legno, con spazi dove giocare e disegnare e anche un laboratorio per le riparazioni gratuite di vecchi giocattoli. Il problema è che è difficilissimo comprargli qualcosa: metà dei giochi in vendita costano un capitale e l’altra metà è divisa rigidamente in scaffali in base all’età dei bambini. Una volta si sono rifiutati di vendermi una bambola di pezza, perché era troppo “da grandi”.

C’è poi l’agente immobiliare che spinge gli appartamenti della concorrenza. Mi affaccio al suo negozio spesso, alla ricerca della casa dei sogni, così ormai ci conosciamo abbastanza bene. L’ultima volta che la vedo faccio – Per caso hai qualcosa per me? – e lei sincera: – Io no, ma hai visto quel cartello di vendita in via tal de tali? Secondo me fa proprio al caso tuo. – Puoi portarmi a veder l’appartamento? -. – No, non ce l’ho in vendita io. E’ dell’agenzia all’angolo, prova a chiedere a loro -. Forse non ne poteva più delle mie richieste continue, e stava provando a sbolognarmi. Altro che masochismo, la sua era una strategia di sopravvivenza.

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