La telefonata

Onto?
Tatai? Bene!
Pretto pretto?
Mare tada nogni.

Patadaba Gneno.
Nao Chille.
Okay!
Dai.
Tao.

Piccolé cammina in tondo velocissima con la custodia vuota di un telefonino attaccata all’orecchio, ogni tanto apre e chiude un cassetto a caso o prende una maglietta e la ammucchia da qualche parte mentre “chiacchiera” con uno degli amichetti (di solito Iapo, Otto, Uauora o Milla). A. dice che io faccio uguale.
Azzardo una traduzione

Pronto?
Come stai? Io sto bene!
Ci vediamo presto?
Io sono al mare con i nonni.
Qui vicino passa il treno.
E c’è anche il gatto Achille.
Okay!
Dai, vediamoci presto.
Ciao

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Quando Piccolé è in vacanza con i nonni



Piccolé è al mare con i nonni per qualche giorno.
Quando Piccolé è in vacanza rimango a letto fino a tardi e faccio colazione al bar.
Quando Piccolé è in vacanza vedo le amiche per un aperitivo dopo il lavoro.
Quando Piccolé è in vacanza faccio un bagno di un’ora.
Quando Piccolé è in vacanza riscopro che ci sono cinema, concerti, ristoranti (anche dopo le 9.30).

Quando Piccolé è in vacanza faccio un giro per negozi senza una meta.
Quando Piccolé è in vacanza perdo il sonno per un bel libro.
Quando Piccolé è in vacanza ho tempo per andare in palestra, e anche al bagno turco dopo.
Quando Piccolé è in vacanza metto lo smalto.
Quando Piccolé è in vacanza faccio telefonate di un’ora.
Quando Piccolé è in vacanza, ritrovo alla sera le amiche con i figli in vacanza, come marinai sperduti in un porto lontano, piene di voglia di avventure ma ancora di più di nostalgia.

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La valigia di Piccolé

Nella fretta di partire ho pensato che bastasse aumentare la dimensione della borsa e buttarci dentro un po’ di tutto per essere sicura di non dimenticare niente di importante per il primo fine settimana dell’estate al mare con Piccolé. Illusa! Non eravamo arrivati da dieci minuti che sono iniziati i guai.

Nel passaggio dalla solita borsa a quella maxi era sparito il Biberon. L’unico, irripetibile, inimitabile compagno delle notti di Piccolé, capace di calmarla all’istante con una ciucciatina quando si sveglia (almeno un paio di volte tra mezzanotte e le 6). Per fortuna erano con noi cuginetti di Piccolé, che ce ne hanno prestati modelli di ogni genere, a punta o a forma di tetta, foro grande o foro piccolo, impugnatura a anello o a bottiglia, ma nessuno – ahimè – aveva gli stessi superpoteri del Biberon. 
E il bibe non era l’unica cosa che ho dimenticato. Le prime che mi vengono in mente sono l’antizanzare baby (e le infami ne hanno approfittato per banchettare sulla bambina), una felpa per Piccolé (meno male che ho potuto rimediare con uno dei tre parei che non so perché avevo ficcato in valigia per due giorni) e la crema solare per adulti (avevo solo la 50+ della bimba, che si assorbe con facilità del cemento liquido). Eppure sulla mia lista c’era scritto tutto quello che avrei dovuto portare per il weekend, sono giusto un paio di cosette, strano essere riuscita a dimenticare qualcosa.

3 Body
3 Vestitini o pantaloncini e magliette
T-shirt manica lunga
Felpa
Giacca a vento
Calzini
2 Costumini
Cuffia
Cappello
Sandali
Ciabattine crocs
Occhiali da sole
Asciugamano
Pannolini
Salviette
Crema per il cambio
Crema solare
Antizanzare
Sapone baby
Biscotti
Libretto
Colori 
Giochi da viaggio 
Bambolotto dodo per dormire
Biberon
Passeggino
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Il ballo



E poi ti trovi una notte alla fine di una festa, nel museo più bello della città ormai vuoto, ultima tra gli invitati a prepararti ad andare via. Ma c’è tempo ancora per un calice di vino nel giardino segreto e un saluto a Paolina, che ha bevuto un po’ troppo e si è stesa su un divano. Alzi lo sguardo ai soffitti affrescati e pensi che doveva essere così, un tempo, al termine di un ballo. Ti ritrovi all’improvviso in un libro di Jane Austen e non hai bisogno della musica per mettere a ballare.


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