Fai il morto

Domenica, ore 7.30
– Fai il morto.
– Come scusa?
– Ti ho detto di fare il morto. C’è Piccolé mezza-sveglia, ha chiamato già una volta ma sembra che forse si riaddormenta da sola. Tu resta immobile, non muovere un muscolo. Ogni tanto funziona.
– Devo andare in bagno.
– Mi dispiace, non puoi.
– Ma come?
– Ti ho detto che devi fare il morto, fidati.
–  Ok, però per la prossima volta voglio il pappagallo.
Strategie di sopravvivenza con un figlia mattiniera (soprattutto nel finesettimana).

ps Questo lo scrivevo la scorsa settimana, non l’ho mai pubblicato perché nel frettempo A. ha pensato bene di farsi ricoverare all’ospedale di malattie infettive di Roma (un nostro vecchio spauracchio, come raccontavo qui Ebola e pannolini). Forse mi ha preso troppo alla lettera su questa storia di fare in morto. Per fortuna, però, non sembra essere niente di grave. Buon 25 aprile a tutti!

Continue Reading

Senza copione

Ho sognato che dovevo interpretare un supereroe non so in che film o spettacolo ma entravo in scena senza aver mai visto il copione. Nessuno me lo aveva dato. Alla fine andavo abbastanza bene, ma la critica mi dava addosso perché la mia non era stata un’interpretazione “perfetta”. Chissà come mai il significato di questo sogno mi è sembrato abbastanza facile da indovinare.

Continue Reading

Fare sega, fare filone, fare forca, fare puffi

Ci sono bei modi di salutare la primavera. Uno dei più classici è fare sega a scuola (o “bigiare”) per godersi le prime mattinate di sole, come Piccolé ha scoperto a un anno e mezzo. L’altro giorno se la dormiva così bene nel suo lettino che non ce l’ho fatta a svegliarla e così ha saltato le prime ore. Per fortuna era uno di quei giorni in cui inizio a lavorare a mezzogiorno, così ho avvisato il nido che avremmo fatto tardi e ce la siamo presa comoda. Mi ero dimenticata di quanto fossero dolci le mattine pigre di quando ancora non andava all’asilo.

ps Un rapido sguardo al sito della Treccani mi ha illuminato sui sinonimi del romanissimo “fare sega”. Alcuni li conoscevo già come marinare, fare filone, fare forca, fare fughino. Altri non li avrei mai immaginari, per esempio “fare fuoco” o “grifare”. Ma il più bello di tutti è senza dubbio “fare puffi”. Lo adoro.

pps Sono mancata per un po’ dal blog. Così ho dimenticato di scrivere una cosa fondamentale. Parigi può essere una città infernale per i bambini – tra marciapiedi strettissimi, menù extra-elaborati e tempo da lupi. Ma ha comunque il suo fascino anche per i più piccoli a una condizione: evitare il metrò. Pochissime fermate sono a prova di passeggino (qui una lista ) e spesso si incontrano scale che salgono e poi riscendono apparentemente senza motivo anche in mezzo ai lunghi corridoi. Usate gli autobus piuttosto. Noi siamo finiti con la schiena rotta al primo viaggio in metropolitana.

Continue Reading