Yo – Comunicazione coniugale 2.0


– Passi tu a prendere latte e arance?
– Yo
– Cena da P. stasera alle otto?
– Yo
– Faccio tardi
– Yo

A. non è mai stato un chiacchierone e non ama il telefono così sono abituata a un’unica risposta pressoché universale. Ho provato con domande trabocchetto tipo – Posso usare la tua carta di credito per comprare un paio di stivali miliardari? – o – Mando il curriculum per questo lavoro fichissimo in Bolivia? -, ma purtroppo non ci casca. A queste non risponde proprio. Stasera però ha deciso che dovevamo proprio parlare e mi ha chiamato per due volte di seguito facendo squillare il telefono fino a quando è partita la segreteria. Erano le 10 di sera, ero in camera di Piccolé che provavo ad addormentarla (da quasi un’ora). Ho rimpianto i solito Yo.
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In viaggio con Piccolé – a un anno e mezzo

   

Ora che Piccolé cammina (e corre) andare in giro con lei è una specie di addestramento militare tra scatti, piegamenti, sollevamento pesi, trazioni, squat.

– Passeggino a chi? – Il compagno di mille avventure è ormai di intralcio per esplorare la città palmo a palmo. Ci sale solo dopo formali proteste. Il suo gioco preferito, invece, è decidere da sola i percorsi, entrando in tutti i negozi, andando a salutare i cani e i gatti del quartiere, salendo e scendendo ogni gradino dieci volte. Così una rampa per carrozzine fuori da un bar diventa un’attrazione molto più ambita del parco giochi sotto casa. A spasso con lei mi sembra di scoprire la zona in cui sono cresciuta per la prima volta.

– Treno – Sempre una grande passione. Solo che vuole fare talmente tante volte avanti e indietro, avanti e indietro tra i vagoni che arriviamo a destinazione esausti come se avessimo fatto tutta la strada a piedi.

– Barca tra le onde – La scoperta delle ultime vacanze è stata che Piccolé non soffre il mal di mare. Non lo soffre proprio per niente. In traghetto nell’oceano, una mattina di mare grosso, mentre la mamma, verdastra, smaniava per la terraferma, la bambina dormiva come un angioletto. Un’altra volta,  ha iniziato a piovere mentre eravamo su un motoscafo a 40 minuti dalla riva e il suo unico problema era che non voleva stare stretta in braccio sotto l’asciugamano ma tenersi da sola alla battagliola e prendere tutti gli spruzzi. E’ arrivata a terra fradicia e felice.
– Aereo – Di notte è meglio. Non c’è il problema di dover stare a giocare seduta per ore in braccio a mamma o papà. I posti riservati alle famiglie con bambini sui voli a lungo raggio, poi, sono fantastici. Poteva allungare le gambe anche un gigante come A. La culla che ci hanno dato, invece, era un po’ piccola, in teoria poteva portare bambini fino a 10 mesi e sotto i 10 kg. Lei pesava poco di più ma era così lunga che riuscivamo a incastrarcela solo una volta addormentata. Incredibilmente sembrava stare comoda.

– Bicicletta – E’ in bici, però, che abbiamo dato il peggio di noi come genitori snaturati. Piccolé adora stare sul seggiolino e spesso ci si addormenta anche, tutta storta. Una volta, eravamo ancora al mare e stavamo andando a mangiare in una rosticceria, arrivati abbiamo slegato la bambina che dormiva tranquilla e la abbiamo messa sdraiata sul tavolo a fianco a noi. Dopo un po’ che avevamo finito, volevamo tornare al mare, ma lei non si svegliava. E così, facendo più piano possibile, l’abbiamo rimessa sul seggiolino, l’abbiamo legata stretta e siamo ripartiti verso una nuova spiaggia. La cosa pazzesca è che lei ha continuato a dormire, imperterrita.

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ps Le puntate precedenti: In viaggio con Piccolé a tre mesi e In viaggio con Piccolé a 10 mesi
Per il racconto del viaggio fai-da-te alle Seychelles con la bimba di un anno e mezzo, invece, guardate qui.

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Febbre del sabato sera

     

Ho ballato fino all’alba e cantato a squarciagola. Fatto spuntini di mezzanotte, delle tre, delle cinque e sono arrivata a letto alle prime luci dell’alba. Sarà questo che intendono con la febbre del sabato sera? La febbre Piccolé ce l’aveva di sicuro. 40,6 diceva il termometro. Ora è sfebbrata, ma che nottate!

ps Drin drin.
– Buongiorno, attenda un attimo per favore.
27 minuti dopo
– Dottore, la bambina ha le placche sulle tonsille!
– Quanti anni ha?
– Sedici mesi.
– Strano, non dovrebbero ancora neanche essersi formate le tonsille.
Purtroppo avevo ragione io, aveva le placche. Piccolé è così avanti che riesce ad ammalarsi anche in delle parte del corpo che ancora in teoria non dovrebbe avere. Cosa sarà la prossima volta, un ascesso ai denti del giudizio?
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Carnevale, ogni scherzo vale

Maschera Carnevale bebè

Non ho resistito. Ce l’avevo lì, addormentata sul fasciatoio. Non si era svegliata mentre le toglievo la giacche e le scarpe, la spogliavo, le cambiavo il pannolino e le mettevo il pigiama, stracotta dopo una cena con gli amici. Il giorno dopo c’era la festa di Carnevale al nido e mi metteva un po’ di ansia (ci sono delle mamme pazzesche all’asilo di Piccolé, da competizione, e io avevo paura di sfigurare troppo). Così ho arraffato un eyeliner argentato e le ho disegnato una mascherina mentre lei continuava a ronfare, ignara e, per una volta nella vita, fermissima.

Si è svegliata che era un piccolo bruco. Continuava a guardarsi allo specchio e a domandarsi come avessero fatto a spuntarle quelle cornette durante la notte. In realtà, all’inizio doveva essere una farfallina ma, siccome le ali le durano pochissimo, abbiamo trovato un piano B ispirato dal suo libro preferito del momento Il piccolo bruco Maisazio di Eric Carle. Il resto del trucco lo abbiamo fatto insieme con la mia palette di trucco, vietatissima di solito per la bambina. Nonostante questo contentino, però, Piccolé si è vendicata. Mentre finivo gli ultimi ritocchi ha acchiappato uno spray spara brillantini e mi ha ricoperto di glitter in tre secondi. Eravamo già in ritardo e quei brillantini sono micidiali da togliere, così mi è toccato andare a lavoro conciata come Lady Gaga. Meno male che è Carnevale.
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