Nella vecchia fattoria (alle Seychelles)

Piccolé, da bambina di città, aveva poche certezze sulla vita di campagna. Quasi tutte sono crollate nei giorni in cui siamo stati ospiti di una fattoria alle Seychelles. Il proprietario della nostra guesthouse a Praslin aveva campi di vaniglia e qualche animale. Non si trattava però di mucche, pecore e galline ma di tartarughe giganti, che trattava come animali da compagnia, e pipistrelli, che allevava in una specie di pollaio. 

Il pane cresceva sugli alberi, sotto forma di un frutto tondo da mangiare fritto o alla brace. Le noci di cocco avevano la forma inequivocabile di un sederone e pesavano anche 20 chili. Le palme formavano una foresta così fitta che luce e pioggia quasi non vi passavano attraverso. E nell’orto non c’erano carote e zucchine ma ananas, lime e papaya. Persino le lumache erano speciali, con per gusci delle belle conchiglie affusolate.

Ho pensato spesso che le Seychelles sembravano uscite dalla fantasia di Italo Calvino o di Gianni Rodari. Per esempio, su un autobus c’era scritto in un cartello ““Silvuplé!!! Aret zet bwat juice, pet limonad, pake plastik snak dan bis”. Era in creolo, e univa un po’ di francese e inglese, lingue orientali e africane, noi lo trovavamo esilarante. Credo volesse dire che è vietato bere succhi di frutta e limonate a bordo (o forse che è vietato bere succhi di frutta e limonare?).

L’incontro tra la cultura africana, asiatica ed europea emergeva, con effetti spesso incredibili, in quasi ogni aspetto della vita alle Seychelles. Succedeva così che il monumento principale della capitale, Victoria, fosse la Torre di Londra. O, meglio una sua piccola riproduzione che sembrava piovuta al centro di una piazza della città. Lì affianco c’era un mercato africano di pesce e verdura e, poco più in là, un piccolo tempio induista con tanto di santoni. Sembrava che qualcuno avesse voluto concentrare i tre continenti nel giro di un paio di isolati.

Nelle spiagge, poi, incontravi a pochi metri di distanza donne velate – i turisti arabi erano tra i più numerosi – e biondissimi bambini scandinavi tutti nudi, in mezzo a ragazzi locali con i rasta o vestiti alla moda e a coppiette di tutto il mondo in viaggio di nozze. Una comitiva di indiani, un pomeriggio, mi ha chiesto di fare una foto con Piccolé. Presa un po’ alla sprovvista, ho risposto di sì. Ognuno di loro – erano una decina – ha voluto un sefie con la bambina, che si prestava divertita. Per loro, la famiglia “esotica” eravamo noi.

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Mamma mi ci porti? Seychelles con bambini piccoli fai-da-te

  • Viaggio alle Seychelles con bambini piccoli: la spiaggia Ansa Volbert a Praslin

Io non ci volevo andare in viaggio alle Seychelles con bambini piccoli, o senza, mi stavano antipatiche. Le immaginavo tutte resort superesclusivi e albergoni. Ho fatto molto in fretta a cambiare idea quando siamo partiti  con Piccolè, che aveva un anno e mezzo.

Siamo arrivati a Mahe una domenica pomeriggio di gennaio. La spiaggia chilometrica era punteggiata di famiglie locali che facevano picnic all’ombra dei Takamaka. C’era qualche coppietta di turisti e bambini, bambini di ogni età, ma l’impressione era quella di essere quasi soli. Eravamo a Beau Vallon, una delle spiagge snobbate dalle guide perché troppo popolari e ce ne siamo innamorati subito.

Seychelles con bambini piccoli: la spiaggia di Beau Vallon a Mahe

Piccolé, ogni volta che la riconosceva da lontano, si metteva a battere le mani. L’acqua luccicante e tiepidina, la sabbia morbida-morbida, l’ombra degli alberi sulla spiaggia e, poco più in là, i chioschetti che vendevano noci di cocco, banane, succhi di frutta, platano fritto e, soprattutto, pesce a volontà, alla griglia o al curry, con salsine creole deliziose per pochi euro.

Mangiare alle Seychelles con bambini piccoli: i take away di pesce

Seychelles con bambini piccoli e viaggiatori indipendenti

Allora è vero che le Seychelles sono una meta perfetta per un viaggio fai-da-te con bambini piccoli, ho pensato. Quasi tutti i turisti si chiudono nei villaggi all inclusive, così le spiagge più belle, i parchi naturali e le stradine restano quasi deserti, tutti da esplorare. E nemmeno troppo costosi, finché si resta lontani dai circuiti turistici.

Il mercato del pesce di Mahe, alle Seychelles

La bimba ha fatto amicizia con piccoli seychellesi, francesi, svedesi, russi. Era incantata dagli uccelli di ogni tipo che ci seguivano fin dentro casa e un po’ spaventata dalle tartarughe giganti. Invece non aveva nessuna paura dei pipistrelli rossicci che svolazzavano giorno e notte sulle nostre teste e il padrone del nostro appartamentino a Praslin allevava in una specie di pollaio (qui li mangiano con il curry).

Bambina di un anno e mezzo e tartaruga gigante delle Seychelles
– Vedi, che si può viaggiare anche con i bambini – abbiamo sentito che diceva un ragazzo in luna di miele vedendoci arrampicare su un ripido sentiero con Piccolé nel marsupio. – Si, ma è stancantissimo! – ho ansimato io, senza riuscire a trattenermi. Alla sera alle Seychelles con bambini piccoli arrivavamo a casa distrutti e spesso crollavano addormentati insieme a Piccolé che, ignorando il fuso orario, era sveglia e vivacissima fino alle 11-mezzanotte. Meno male che c’erano solo tre ore di differenza con Italia! Se fossimo andati in Nuova Zelanda, come voleva A., con 12 ore di jet-lag non so se saremmo sopravvissuti.
Escursioni per bambini alle Seychelles: le Vallée de Mai

Dove dormire alle Seychelles con bambini piccoli

Per un viaggio fai-da-te in famiglia alle Seychelles con bambini piccoli, il mio consiglio è tenersi lontani dai resort e dagli albergoni e scegliere invece una delle tante casette in affitto, un modo anche per entrare in contatto con famiglie del posto. I prezzi partono da 40 euro a notte (un po’ di più per quelle a pochi passi dalle spiagge più belle). Noi siamo stati in due guesthouse vicine al mare

avevamo a disposizione una cucina e un barbecue e quasi sempre cenavamo a casa, magari con il pesce fresco che ci procuravano i proprietari oppure quello che prendevamo ai takeaway sulla spiaggia. Al ristorante, dove siamo andati solo un paio di volte, la spesa media era sui 30 euro a persona.

Bambina di un anno e mezzo alle Seychelles con il papà, la guesthouse di Praslin

Consigli per un viaggio alle Seychelles con bambini piccoli  “low-cost”

Per spostarci alle Seychelles con bambini piccoli usavamo gli autobus locali, che passano a orari regolari anche se non molto frequenti e arrivano in tutta l’isola per cinque rupie (circa 30 centesimi).  Con questi si potevano raggiungere le spiagge più belle (anche quelle all’interno dei resort, dove di solito si può entrare liberamente senza pagare). Abbiamo limitato le escursioni in barca, che invece, sono molto costose (dai 30 euro a persona in su) e i taxiboat.

Ci avevano consigliato (su Bimbieviaggi.it) di portare dall’Italia un po’ di spesa per la bambina, perché i supermercati alle Seychelles sono cari e poco forniti e i ristoranti tendenzialmente costosi. Così avevamo con noi olio, parmigiano, prosciutto cotto, qualche omogenizzato e, per i grandi, pancetta e bottarga. Sono stati utili, anche se Piccolé si è rivelata una grande appassionata della cucina locale. Mangiava porzioni giganti di pesce alla griglia e dovevamo nasconderle le banane (‘bayaye’ è diventata una delle sue parole preferite) e il succo di mango perché li voleva fino a stare male.

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Dove meno te lo aspetti

Un tempo incontravi per caso le amiche la sera in giro per locali o magari in qualche negozietto, ora succede alla sala d’attesa del centro vaccini. Mentre io e l’altra mamma chiacchieravamo, Piccolé cercava di convincere il suo compare, che aveva appena fatto le prime vaccinazioni, a darsi malato 365 giorni l’anno per evitare nuove punture. Nonostante questa strategia del “raffreddore perenne” scaltramente adottata dalla bambina, siamo finalmente riuscite a finire il primo ciclo di vaccini. Ora se ne riparla tra cinque anni. Che liberazione!

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In arresto (volevamo solo un passaporto per la bimba)

Richiesta passaporto per bambini all commissariato di polizia

Ottenere il passaporto per la bambina è stato molto più complicato del previsto, un’avventura che ha rischiato di prendere una piega tragica. Ecco come sono andate le cose 


Piccolé scappa a gattoni nei corridoi del commissariato, inseguita da un energumeno in divisa. “Ora ci arrestano – penso – e dire che volevamo solo un passaporto”.
Qualche giorno prima
– È lo 060606? Mi servono delle informazioni per il rilascio dei passaporti per i bambini.
– Le passo la questura.
Drin drin
– Buongiorno, dovrei fare il passaporto per me e per la mia bambina.
– Deve andare al commissariato di zona e portare;

  • i moduli di richiesta compilati, 
  • un documento di identità valido del minore, 
  • 2 foto tessera per ciascuna, 
  • 2 valori bollati di 73,50 euro e
  •  la ricevuta di due versamenti su conto corrente di 42,50 euro
  • Devono essere presenti entrambi i genitori.
– Deve esserci anche la bambina?
– No, le ho detto che basta un documento di identità dei minori. Ma mi sta a sentire o no?
Controllo anche le informazioni ufficiali per il rilascio dei passaporti per bambini. Porto la bambina a fare la fototessera, la accompagno al nido, vado dal tabaccaio per i valori bollati ma non accetta pagamenti con il bancomat, corro a prelevare, torno dal tabaccaio, raggiungo al volo le poste e mi metto in coda, A. passa a prendermi in moto e arriviamo al commissariato appena in tempo, dieci minuti prima della chiusura. La poliziotta storce il naso.
Senza i bambini non possiamo fare niente per il rilascio del passaporto. Devo vederla. È nell’interesse del minore –
– Ma il suo collega mi ha detto che non serviva –
– Impossibile –
Sento la rabbia montare, A. mi trattiene.
– E comunque queste non vanno bene – aggiunge indicando le mie fototessera con una smorfia.
– Guardi, ho anche queste altre qui della macchinetta automatica –
– No, quelle sono troppo piccole, queste troppo grandi -.
Per miracolo riesco a non strozzarla e a rifare le foto in tempo per inoltrare la mia pratica per il rinnovo del passaporto prima della chiusura. Peccato che nella foto ho un’espressione omicida, ogni volta che mi controlleranno il passaporto mi fermeranno come terrorista. 

Secondo tentativo per avere il passaporto della bambina

Due giorni dopo, sono con Piccolé al commissariato, c’è una coda infinita e lei è scatenata. “Così si pentiranno di averci costretto a tornare”, sogghigno prima che la situazione degeneri.  Poco dopo, all’apice del caos, con la bambina che gioca a nascondino tra gli uffici e un arresto in corso, arrivano a dirmi: – Guardi che noi sappiamo chi è lei, lavora per …”. In qualche modo ne usciamo senza manette ai polsi e la domanda per il passaporto per bambini di Piccolé viene inviata.

E non è finita qui: terzo tentativo

Rimuovo completamente la questione passaporto. Un mese dopo dopo A. è a Milano, mi telefona.
– Calamity, non so come dirtelo, mi hanno chiamato dal commissariato la foto della bimba non andava bene. Bisogna portargliene un’altra.
Ringhio.
Comunque rifaccio la fototessera (questa volta la scatto io) e torno al commissariato per la terza volta per avere un passaporto per bambini. C’è un poliziotto nuovo:
– Guardi, qui c’è tutta la pratica da rifare. Devo vedere il minore.
Lo sente un collega che c’era l’altra volta e sbianca:
– No, no ci penso io, ma non fate tornare quella bambina.
Sembrava terrorizzato.


ps Quando avevamo fatto la carta d’identità valida per l’espatrio per Piccolè, era stato molto più facile, lo ricordo come un momento quasi romantico. Lo avevo raccontato qui La carta d’identità di Piccolè a un mese: she’s got a ticket to ride.
Qui invece, raccontavo com’è stato viaggiare in aereo, treno, navee bicicletta con la bambina di un anno e mezzo.

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