Allo specchio

Il papà apre la porta di casa. Piccolé, con il tono ammiccante di uno spacciatore gli fa: “Fai pipì, papà? Bella cacca? Vuoj?”.

Poi mi porta una coperta e mi fa mettere a nanna. Con voce melensa mi dice: “Brava mamma, fai ninna”. Un secondo di orologio dopo è tutta arrabbiata: “NANNA SUPPITO! SHHHH”. Non ha finito di dirlo, che sorride di nuovo e mi manda un bacio della buona notte.

Cucina con le sue pentole giocattolo di metallo e le sbatacchia qua e là così forte che più che uno chef all’opera sembra un batterista rock.

Quando è di buon umore, canta in giro per casa con parole inventate e balla tutta scoordinata, modello falena impazzita.

Se la disturbi mentre sta disegnando, scandisce scandalizzata: “Sto

LA-BO-RAN-DOOO!”.

ps A volte sembra che Piccolé lo faccia a posta a scimmiottarmi. La guardo e mi sembra di vedermi negli specchi di un lunapark. Osservarla mi ha suggerito i propositi dell’anno nuovo per questo 2017:

1. La cacca non è (quasi mai) un argomento interessante di conversazione.

2. Il momento di andare a letto può non aver il pathos della telenovela La pasiòn de la pasiòn.

3. La durata media di un servizio di sei tazzine da caffé è superiore ai tre mesi (anche se è difficile crederlo).

4. Devo provare a essere più aggraziata (almeno un po’, almeno quando ballo con la pupa).

5. Non lavorare quando sto con Piccolé, tanto non concludo niente.

C’è un altro proposito che non c’entra niente, ma non è più rinviabile.
6. Uccidere la parrucchiera ventenne che mi ha detto: “Sei fortunata, hai pochissimi capelli bianchi. Giusto tre o quattro”. (Capelli bianchi a chi? Io non ho capelli bianchi. Quanti anni mi dai, poppante?).

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Natale 2.0

“Si è addormentata alle 10, si è svegliata appena un attimo alle due, poi alle tre ha voluto un bibo, alle cinque ha pianto un po’, alle sette un altro bibo di latte e si è riaddormentata fino alle 8.45. Ci siamo alternati con la nonna e va tutto bene. Si è svegliata tutta felicetta ed ora gioca”.

Tutto benissimo. Il whatsapp del nonno, che ha tenuto la bimba per una notte, rende perfettamente la situazione. 
Un altro Natale è arrivato e Piccolé ha – anche quest’anno – la febbre. Alla solita organizzazione ferroviaria dei festeggiamenti, che prevede un treno in partenza il 25 alle 9 di mattina, si sono aggiunte le celebrazioni del 40esimo compleanno di A. 
Abbiamo inserito nel calendario già  fittissimo una serata con gli amici romani, un brunch Dangefò, una cenetta romantica e un festone varesotto. Non ce la posso fare!
ps Vediamo il lato positivo delle cose. Quest’anno Piccolé non ha più paura di Babbo Natale, che fino all’anno scorso la terrorizzava, e questo rende molto più facile la gestione delle feste. E poi, Natale è sempre Natale. Oh! Oh! Oh!
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40!

Non fare tanto il grandone, solo perché oggi fai 40 anni. Ti ho conosciuto che ne avevi 25 e mi sembravi molto più grande di adesso. Ti ho visto cambiare lavoro, città, sport, vestiti, capelli (ok, in questo caso,”cambiare” è un eufemismo). Diventare “una cosa seria”, fidanzato, sposo, padre. Sempre buttandoti a faccia aperta in ogni nuova avventura, facendo casini, incavolandoti, riprovandoci e sbagliando di nuovo, incavolandoti ancora di più, per poi lanciarti in un altro tentativo finché, alla fine, ce l’hai fatta (quasi) sempre.
Ti ho visto raggiungere obiettivi che mai avresti nemmeno pensato, piegare i calzini, la promozione in serie A, navigare nel canale di Beagle, scalare alberi alti come palazzi, cambiare i pannolini. E ancora sei capace di dire una mattina a colazione: c’è un paesino in Nuova Zelanda dove non riescono a trovare lavoratori, che ne pensi? E di cercare un nuovo concerto anche se la mattina la tua sveglia suona prima delle 6. E di scoprire dischi, libri, posti nuovi con la passione di un sedicenne. Ti arrabbi perché credi che non vivrai abbastanza per fare tutto quello che avresti voluto, ma io sono convinta che farai molto di più di quello che hai mai osato sperare. 40 anni, in fondo, sono una sciocchezza per una tartaruga delle Galapagos, una balena della Groenlandia o un elefante giapponese. Perché dovrebbe essere diverso per un gigante insubrico?

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Tesù, nonno Beppe e Marina-il Natale secondo Piccolé

 

Piccolé sta covando l’influenza. Io sto covando l’influenza. Anche la nonna sta covando l’influenza e sono sicura che pure la bambola Chicca non si sente molto bene. Per provare a scongiurare un altro Natale con il febbrone passiamo un sacco di tempo a casa. Così ci siamo date da fare con forbici, colla e colori e abbiamo realizzato il nostro albero di Natale, e pure il presepe. Vista la mia proverbiale imbranataggine in tutti i lavori manuali, già questo è una prova di grande amore materno.

Mentre coloravamo il presepe, le ho raccontato tutta la storia del Natale, ma Piccolé è rimasta con le idee confuse (deve aver preso un po’ da quei miscredenti dei genitori).
A casa dei nonni l’altro giorno, mi spiegava, leggendo un libricino: “c’è Tesù che è un bimbo picloclo piclolo e sta nella stalla dei tavallini con nonno Beppe (il prozio di Piccolé che, effettivamente, si chiama Giuseppe) e Marina. Siccome è buono buono vanno a tlovallo tutti animali, il gatto nao, la ‘llina coccodè e pure ‘ialino snurf e Tesù… se li mancia tutti!”. Stavo per dichiarare la sconfitta, quando Piccolé ha visto il disegno di un bellissimo angelo, con i boccoli biondi, le ali e l’aureola. La bimba si è illuminata tutta, lo ha indicato e detto: “e poi arriva la mamma!”. Ecco che mi ha intortata ancora.

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Si tenne

Un pennarello rotto. Un palloncino tutto scarabocchiato. Un telecomando. Sono gli ultimi regali di Piccolé. Da quando ha scoperto che sta arrivando il Natale, la bimba è scatenata: non vuole scrivere la letterina, si diverte di più a fare i regali, scegliendoli lei, per i nonni, gli amichetti, mamma, papà, il portiere, i passanti. Da qualche giorno prende e incarta tutto quello che le capita a tiro, poi lo offre in dono, con molte cerimonie, a chi la circonda. Se, però, chi lo riceve fa le feste al regalo e le dice che è proprio bello, Piccolè cambia idea, ci ripensa e lo rivuole subito indietro. Solo il pennarello rotto non ha voluto tenerlo.

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