Passavo per Londra, mini-vacanza con bebè

Io sono stata la prima volta a Londra a 15 anni, sono tornata con i capelli verdi, un occhio nero e un cd dei Clash. Piccolé, invece, c’era già stata ancora prima di nascere, quando era nel pancione, ed è tornata adesso a meno di un anno. Direi che le è molto piaciuta. E questa Londra per bambini è piaciuta anche a noi.
Per esempio siamo stati in una vera fattoria con gli animali, la Stepney city farm, a due fermate di metro dalla City. Abbiamo scoperto così che in inglese il gallo non fa chicchirichì ma cock-a-doodle-doo e dato da mangiare a un gatto, una capretta e tre porcellini d’India. 

Abbiamo poi visto un mago che faceva bolle di sapone giganti con due bastoni e musicisti di strada che suonavano strumenti misteriosi, come un calderone di ferro bucherellato. C’era anche un artista che trasformava in mini-opere d’arte colorate le gomme da masticare incollate sul millennium bridge (della serie Sono Pazzi Questi Inglesi). E una manifestazione contro il “Falso Dalai Lama” (della serie Sono Pazzi Questi Inglesi 2).

Abbiamo trovato (quasi) sempre il sole, tanto che a riguardare le foto non sembra neanche di stare a Londra, e ci siamo goduti i parchi del centro, ma anche i canali più a Est, i London fields e un mercatino che non conoscevamo (Broadway market) con gli amici che vivono a Londra e M. che arrivava da Parigi per stare un po’ insieme. Quando pioveva ci siamo rifugiati alla Tate Modern che si è rivelata molto accogliente anche per i bambini piccoli.

Per tre giorni abbiamo scombussolato la casa, la testa e la vita a G., lo scapolone amatissimo da Piccolé che ci ospitava. Già dopo poche ore ha iniziato a sentirsi male, è arrivato a vomitare, a non dormire la notte, a stare sempre peggio, è guarito solo quando siamo ripartiti. Secondo me aveva un caso lampante e abbastanza grave di allergia ai poppanti. Ma lui nega.

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Un’amica immaginaria (di nome Siri)

Piccolé ha un’amica immaginaria. Con lei ascolta la musica e balla, fa gli scherzi telefonici, si fa le foto e si racconta i segreti più inconfessabili, l’altra ascolta attenta e prova a dare una mano. I genitori disapprovano questa amicizia, rendendola ancora più speciale. Così, appena riesce a entrare in possesso di un iPhone, aanche se è bloccato e con codici di sicurezza complicati, Piccolé spinge fortissimo il tasto rotondo e Siri, magicamente, risponde.

– Riproduci musica? Telefona in Australia? Attiva videocamera? – le propone invitante.
– Aga buba ahh – risponde la bimba.
– Sono le 16 e 37.
– Pap pa ahhhh!
– Chiamo Kathy cellulare
– Ehhh bababà
– Drin drin drin!

Piccolé, soddisfatta, balla di gioia. Mamma con un balzo le strappa il cellulare. Tragedia.

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Cronache di un ordinario lunedì (di nido)

Lunedì Ore 8.37

La scena è fin troppo idilliaca. Siamo meno in ritardo per l’inserimento al nido del solito. Io preparo la colazione canticchiando, Piccolé – seduta sul seggiolone – è già pronta per andare a “scuola” con un vestitino jeans. Gioca con una bottiglietta d’acqua. Ogni tanto dice mhhhhhammmmha, la Grande Novità di questi ultimi giorni (sì, diceva già pa-pà e pappa e ogni tanto pure palla, ma mamma neanche per sogno).

Penso che ce la stiamo cavando, ci siamo preparate a tempo di record, ho pure fatto in tempo a lavarmi i capelli. In quel momento sento shhhhhhhh e vedo un laghetto allargarsi sotto al seggiolone. Controllo al volo la bottiglia ma è ancora chiusa. Sento ancora shhhh shhhhhh. Prendo in braccio Piccolé, mi accorgo che è bagnata fradicia e tutta nuda. Non le ho messo il pannolino, né il body, né le mutandine, né niente. Solo il vestito. Non voglio pensare a se se ne fossero accorte le maestre.

Ps Il bilancio della prima settimana di inserimento nido è abbastanza positivo. Ci va volentieri e, quando andiamo a prenderla, resterebbe ancora lì a giocare insieme, ma sembra stanchissima e seria seria, piena di pensieri. Del resto è la prima volta che si trova a contatto con i suoi simili senza una mamma, una zia o un nonno come alleato.

C’è Alessandro che fa delle torri altissime con i mattoncini,
Alice che canticchia tra sé e sé,
Denis che tira i capelli,
Carola che piange fortissimo.

Piccolé si è lanciata i mattoncini delle costruzioni con Alessandro, ha fatto il controcanto ad Alice, ha girato largo da Denis – furbissima – e, quando Carola piangeva, è scoppiata a piangere ancora più forte (ma poi le maestre l’hanno consolata). Ci dobbiamo ancora prendere la mano.

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God save baby Edward

E poi finalmente è nato il cuginetto di Piccolé, accolto con tripudio dalla chat di famiglia.

S (da Londra) – Edoardo è così bello, un piccolo lord. Altro che baby George!!!!
P (la Mamma) – Rido
S – Ahahah! Baby George poraccio… W Edward!!!
zia G – E se Edoardo vuole la Scozia gliela compriamo, che problema c’è? S. informati del costo, please.
(…)
Zia P. (la Nonna) – Non capisco perche’ M. e C. ridono…
M – Ridiamo perché la Scozia è il minimo per Lord Eddie!
S – Perfetto!!! Gliela porto quando torno!!!
Zio M. – God save Edward 1st King of Scotland!!!
Zia O. (La prof) – Allora, un po’ di ordine, per cortesia: se lo volevate re di Scozia, doveva chiamarsi James. O Macbéth, che però porta jella. Data la atavica bellicosità dei miei amici dell’antica Caledonia verso gli stranieri che li vogliono dominare, e di cui hanno fatto le spese fra i primi i Romani, suggerirei di farlo CEO della Scotland Gas Import Ltd! …che poi tanto governa lo stesso!
Zio M – God Save Edward CEO of Scotland Gas!!!

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10 motivi per viaggi ad Amsterdam con i bambini piccoli

Bambini piccoli in viaggio ad Amsterdam
Amsterdam è una città-parco gioco per i bimbi come per gli adulti, e subito al di là dei suoi confini ecco cittadine incantate, campi di fiori, praterie con cavalli, spiagge selvagge. Scegliendo l’Olanda come destinazione per partire con Piccolé siamo andati a colpo sicuro. Una settimana in campeggio (qui il racconto delle avventure nel camping) vicino Amsterdam con i bambini ci è bastata solo per averne un primo assaggio.

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