Searching for Sugar man

ore 21

– Mi hai cercato?

(rumori di fondo, voci, musica)

– Ma dove siete? Siete arrivati?
– Sì, siamo a casa. Piccolé si è addormentata ora.
– Cosa? Oggi c’è il concerto di Rodriguez! Noi siamo tutti qui da un’ora.
– Ma no, un attimo.
(…)
– A. dice che è la settimana prossima.
– Siete matti, è oggi. Noi siamo tutti qui, sta per iniziare.
E così abbiamo (quasi) perso il mio primo concerto dopo essere diventata mamma. In realtà, grazie alla nonna nordica che si è teletrasportata da noi e a una corsa in moto fino a Saxa Rubra (con mezzo quartiere chiuso al traffico per non so che partita), siamo arrivati in tempo per le ultime canzoni. 
– Meglio tardi che mai – ho pensato, ed è abbastanza paradossale per il concerto di un artista che ha mancato il successo da giovane e ha scoperto di essere famoso (anzi famosissimo) dall’altra parte del mondo quando ormai era un anziano muratore che aveva rinunciato a suonare. Ora sembra davvero vecchio e malandato, ma deciso a godersi ogni secondo di quello che sembrava non potesse più accadere e invece ora è realtà.

ps Se non lo avete ancora visto, guardate (nonostante il mio spoiler) Sugar man di Malik Bendjelloul, è una storia pazzesca e uno dei film più belli degli ultimi anni.
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Compagna di altalena

Ha le guance rosa e i riccioli biondi.
Ride facendo “Ihihih!” e va sull’altalena fortissimo guardando Piccolé sull’altalena accanto.
Non piange se prova a tirarle i capelli.
Si concentra al massimo per strapparle via i calzini.
Capisce quando le dice “Eo eo aaaahgr” e risponde a tono.
È un po’ più grande, ma non lo fa pesare.
Si chiama Aurora, ha 9 mesi, ed è la sua prima amica.

ps Penso alla mia amica che oggi fa gli anni e a quell’interrogazione di storia che ci ha fatto conoscere, quasi 20 anni fa. L’obiettivo allora era diventare insieme due arzille vecchiette senza prendere troppo sul serio la fase intermedia della “maturità”. Ancora adesso non mi sembra male come proposito. Tanti auguri, amica.

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Nella Lurida Pozza: il Bagnaccio di Viterbo con un bebè

– Ancora cinque minuti! Dai… ancora cinque minuti!
Si stava troppo bene, a mollo nell’acqua tiepida del Bagnaccio alla luce calda del tardo pomeriggio e così… ci si è lessata la bambina! Quando siamo usciti dall’acqua aveva i piedini rugosi come quelli di un animale preistorico, e ancora non avrebbe smesso di fare spruzzi e “nuotare”.

Dopo settimane di ricerche della Piscina Perfetta, a impazzire tra orari e prezzi impossibili, temperature da mare del Nord e concentrazioni di cloro da avvelenamento, il primo tuffo insieme a Piccolé è capitato quasi per caso nelle terme a cielo aperto vicino Viterbo, dove andavo sempre da bambina, il Bagnaccio. Le chiamiamo con affetto “la Lurida Pozza” per la puzza di zolfo che ne segnala la presenza fin dalla strada (miracolosamente “svanisce”, forse ci si abitua e non ci si fa più caso, quando si arriva vicini alle vasche).

Eravamo in zona e mi è venuta troppa voglia di un bagno così ho pensato, perché no? Quando a Piccolé qualcosa non piace è molto esplicita ed eravamo pronti a battere in ritirata al primo uah… Invece, abbiamo trovato il Bagnaccio meno selvaggio di com’era un tempo (per entrare c’è da fare una tessera annuale o pagare 5 euro), ma anche molto più pulito e organizzato, perfetto anche i bambini. Ce ne erano diversi, persino un “bulletto” di tre o quattro anni che aveva preso di mira Piccolé e continuava a innaffiarla apposta. Lei lo guardava interdetta, sembrava dire: aspetta qualche mese e te la faccio vedere io.

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Scambisti

– Qui in Pakistan tutto bene, sono arrivata ieri a Islamabad tra una settimana raggiungo la mia missione. Tu che racconti di bello?
– Giorni di grandi emozioni. Piccolé ha iniziato a dire Gaga Baba Buba e non sta zitta un minuto.

– Ti ho chiamata ieri alle 10 e mezza per uscire, ma non hai risposto.
– Mi sa che ero già a letto (e da mò).

– Sto facendo shopping sfrenato che lunedì mi trasferisco per tre mesi a New York, vieni a trovarmi e ci diamo alla pazza gioia?
– Piccolé, molla il telefono. Mamma sta parlando un attimo. Dai, ti dò le chiavi. Guarda che belle le chiavi. Mollaaaa!

– Mi sa che giovedì vado a uno swap party*. Lo so che il nome fa pensare a un afterhour tra operatori di borsa cocainomani, ma invece sono incontri tra mamme dove…
– Li conosco! Ho capito è quando le mamme si vedono… E si scambiano i figli!

Tra le amiche con e senza prole la comunicazione è a dir poco complicata. All’improvviso la compagna di mille avventure sembra un animale strano, con modi di fare, di parlare, di vestire e di pensare apparentemente astrusi. Però non è male l’idea delle feste per scambiarsi i bambini (per un po’). Della serie:

Cedo maschio di 4 mesi ciuccio-munito, dorme 8 ore ma non mangia un tubo.

Coppia italofrancesce cerca femmina di 6 mesi svezzata, anche molto mattiniera, preferibilmente gattonante.

Scambio femmina 8 mesi nottambula, bella presenza, con maschio stessa età appassionato di ninnananne. No perditempo.

Sarebbe un modo per scoprire se il bambino perfetto che mangia-dorme-e-non-fa-un-capriccio esiste davvero. E se anche esiste, se non è comunque mille volte meglio stare con il proprio imperfettissimo bebè da molto molto imperfettissima mamma.

* Gli swap party sono incontri per scambiare vestitini e oggetti per neonati che non si usano più. Una specie di zuffa selvaggia all’ultimo body

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A Civita di Bagnoregio con un bebè: sospesi nella città sospesa


– Ammazza che trifora! – Come strapiomba sto strapiombo. – Si chiama ‘città che muore’ perché casca, casca giù proprio da sola -. Tra le persone che si inerpicavano sull’unico ponte lungo e sottile per raggiungere il borgo di Civita di Bagnoregio c’eravamo anche noi tre.

Non avremmo dovuto essere lì, avevamo mangiato presto in campagna e ci eravamo preparati a partire in fretta e furia per evitare il traffico e portare Piccolé a Roma prima di sera. Erano le tre e mezza ed eravamo già in macchina, ma il cielo era troppo azzurro, le querce troppo verdi, la strada (ancora) troppo libera per andare dritti a casa.

E così siamo partiti nella direzione opposta. Siamo finiti a Civita di Bagnoregio, dove A. non era mai stato. Io avevo un ricordo da bambina di questo paese etrusco costruito su una base di argilla che, frana dopo frana, è rimasto un mucchietto di case abbarbicate in cima a un colle. Ci vivono ancora una decina di persone. L’ho trovato incantato come nell’immagine che avevo nella mia memoria, sembra fluttuare nel vuoto.

Anche Piccolé ha apprezzato. Andava in giro nel marsupio, in braccio al papà e sembrava studiare tutto. La vallata brulla sotto il ponte, le case di tufo, i gatti, gli archi, i passanti. È strano pensare che di questi giorni, di questi primi mesi insieme che io non dimenticherò mai lei non avrà nessun ricordo. Avrei voglia di scrivere ogni cosa, in ogni suo più piccolo particolare.

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