Bilancio semestrale

7.500 Utili consigli (per lo più non richiesti)
8.800 Ricavi di abbracci
432 Costi di pannoloni (euro)
10.000 Sorrisi operativi lordi
380 Litri di latte investiti
450 Canzoni ammortizzate
500 Indebitamento netto di ore di sonno
125 Rotoloni ante imposte
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Totale – Sei mesi di vita insieme.
Buon compli-mezzo-anno, Piccole!

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Galeotto fu il telefono

È proprio come un catalogo. Sfogli su questa app le foto dei ragazzi disponibili nella zona e metti nella lista dei desideri quelli che ti piacerebbe conoscere, come se fossero un paio di scarpe o una borsetta su un sito di e-commerce qualsiasi. Se anche loro ti hanno selezionato, potete chattare e poi magari: scatta il Tinder date! Ovvero l’appuntamento al buio versione terzo millennio.

All’inizio gli amici all’estero hanno cominciato a parlarne, ma ormai è un’epidemia tanto da far sentire matusalemme noi fidanzate del secolo scorso. C’è chi trova nel condominio dei miei, tra vecchietti e famigliole, qualcuno in cerca di amicizie gay. Chi scopre compagni di avventure in vacanza. Chi un altro po’ e si sposa. Chi organizza complessissimi piani di salvataggio in caso il suo tinder date si riveli un disastro (salvo poi dimenticare la parola d’ordine per essere soccorso).

E io che non ho fatto ancora in tempo ad abituarmi alla novità e mi dicono: – Guarda che ormai anche tinder è superato, roba vecchia… Come Facebook -. Non ce la posso fare.
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La Lurida Sbobba

Il pentolone è degno di Maga Magò. L’odore che proviene dalla cucina anche. Bucce di patate e carote svolazzano per casa. Io pensavo che me la sarei evitata la Lurida Sbobba per Piccolé. Mi affascinava l’idea dell’autosvezzamento, un modo di accompagnare il bambino alla scoperta del cibo senza passare per pappe e pappine. Poi però mi sono accorta che voleva dire tenere la pupa latte-dipendente a oltranza e mungermi con il tiralatte due-tre volte al giorno per lavorare, non si poteva fare.

E così sono finita anch’io a sbucciare patate. Chissà se il minestrone patate-carote-zucchine-sedano-erbette le piacerà. Per ora ha mostrato gusti un po’ più decisi. Mangia la mela, ma la preferisce intera da addentare con i suoi due-dentini-due. Ha apprezzato molto la pasta con le vongole e il pollo arrosto. Sgranocchia volentieri un carota. Ma soprattutto è ghiotta di carta, cartoncino e cartone. Se le finiscono sotto tiro, “divora” libri e giornali (nel senso letterale del termine). Come spiegarle che è solo una metafora?

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I sogni son desideri, ovvero… cinema!

E dopo più di sei mesi sono tornata al cinema. Ho perso il conto di quando è stata l’ultima volta che ci sono andata perché alla fine della gravidanza ero così grossa che stavo scomodissima incastrata nelle poltroncine. Il film prescelto è stato Cenerentola di Kenneth Branagh, da vedere con le amiche. Non tutte ne erano convinte, c’era chi propendeva per qualcosa di più impegnato come Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza. E così, per giorni, su Whatsapp:
F.: Piccolé, tu che hai quest’aria così saggia dillo alla mamma e alle zie che i topi che ballano e le fate non esistono e che le scarpe, se fossero davvero di cristallo, farebbero un male cane e altro che ballo al palazzo!
P.: Quanto sei antica. La scarpa l’ha disegnata pure Jimmy Choo. Praticamente un guanto.
S.: Un guanto proprio non lo direi.
P.: Ma dai, con la zeppa è comodissima!!
C.: Ma punge?!
S.: Questa è la versione bora.
F.: Ragazze… Cenerentola era una donna delle pulizie dal capello ossigenato! Su, un po’ di realismo.
P.: Ma smettila.
F.: Va bene va bene… Principe, castello, zucche e topi! Entro nel mood prima di stasera. Promesso!
S.: Brava. Vogliamo la principessa e il cavallo bianco. 
P.: Altrimenti ti mandiamo nell’altra sala dal Piccione.
ps Forse sarebbe stato meglio il Piccione per davvero. La mia Cenerentola è stata trasformata in una fiaba melensa melensa, da insulina. Peccato perché Cate Blanchett come matrigna era perfetta, le scenografie da sogno e la trasformazione della zucca fantastica. L’unico messaggio positivo è che puoi mettere il scarpetta di cristallo e conquistare il principe anche se hai un piede taglia 42. E non mi pare poco.

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Che rosa non è

Ha i pizzi, gli inserti, i merletti. Ma soprattutto è rosa, molto rosa ed è il primo vestito “scelto” da Piccolé (a cinque mesi e mezzo). Lo ha arraffato dal cassetto, mentre cercavo una tutina da metterle. Lo stringeva con soddisfazione e sventolava di qua e di là come un trofeo. Quando alla fine lo ha lasciato andare, glielo ho messo. E’ un vestito bellissimo, ma ancora non lo aveva mai provato perché io, con il rosa, ho un problema.

Non capisco perché le bimbe debbano avere un solo colore a loro disposizione e i bimbi tutti gli altri. Vesto la piccola di arancione, verde, blu, grigio, rosso, giallo e mi dicono “ma perché la vesti da maschio?”. Potrei rispondere perché “il rosa puzza”, come lo slogan di una campagna inglese contro gli stereotipi di genere (Pinkstinks), per questo va preso a piccole dosi.

Io, per me, ho la custodia del telefono rosa, e il beauty-case, una maglietta, un paio di smalti e pure un vestito, ma non andrei mai in giro color confetto dalla testa ai piedi e non vedo perché dovrei mandarci la mia bambina. Quello che non avevo immaginato è che lei potesse già dire la sua a questo proposito.

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