Pro e contro

Pizza bianca, mozzarella, carciofi, gelato, cannoli, alici, polpette, pane, ciliegie, crepes, olive, carbonara, puntarelle, pizza napoletana, bistecca, formaggio, melanzane alla parmigiana, cornetti, supplì, cocomero, pomodori con il riso, biscotti, fragoline, salmone, risotto, saltimbocca, pizzutello, torrone, giuggiolena, stracotto, sacher, fiori di zucca, spaghetti alle vongole. Ecco i primi 32 motivi che mi sono venuti in mente per cui presto sarai (molto) felice di averli, questi stramaledetti dentini.

ps Siamo già a due! Mi sono autoconvinta che sono i dentini, e non il distacco dalla mamma, la ragione delle ultime nottatacce: quindi ora torniamo a dormire, vero Piccolé?

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Tempi moderni versione Calamity

‘Morte al sistema’ deve aver pensato il mio inconscio mentre accendeva il fuoco sotto il tiralatte. Io credevo di volerlo solo sterilizzare facendolo bollire per qualche minuto, ma avevo tanto sonno e poi non ricordo più nulla. Mi ha svegliato la puzza di plastica bruciata. La parte luddista di me doveva aver preso il sopravvento.

E così sono bastate due settimane da mamma lavoratrice per trasformarmi nel Charlie Chaplin di Tempi moderni, un ingranaggio impazzito. Non so se è stato quando Piccolé ha iniziato a svegliarsi ogni due ore di notte, o quando ho dovuto intervistare un premio Nobel tra una poppata e l’altra, o quando mi stava annegando nella vaschetta (la pupa, non il premio Nobel), ma a un certo punto ho smesso di ragionare e ho iniziato a vedere dei numeri che mi ballavano davanti agli occhi.

Oggi si ricomincia, in freezer ho pochissima scorta di latte e i pezzi di ricambio del tiralatte ci metteranno un po’ ad arrivare, un’ottima scusa per rallentare un po’.

ps  A. ci tiene a precisare che lui dorme benissimo. Ma come fa?

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Lezioni di finlandese

“Puhutko eo eo en ymmärrä kää ghrr”. Mica facile da pronunciare, e infatti Piccolé si concentra al massimo, inizia a scalciare e agitare le braccine, poi se ne esce con questi suoni strani. Gutturali, aspirate e ruggiti sono la sua specialità del momento. Io all’inizio non capivo perché si sforzasse tanto per dei suoni che non servono per parlare italiano. Poi ho avuto un’illuminazione: e chi l’ha detto che lei voglia parlare proprio italiano, magari sta cercando di imparare un’altra lingua. Ma quale? Ho cercato su Google traslate ed ecco il verdetto: la ragazza sta prendendo lezioni di finlandese. Buono a sapersi, ora non vedo l’ora che mi chiami “äiti”.

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Irlandesi

Non è inverno senza i pomeriggi allo stadio a guardare il Sei nazioni. E’ ricominciato il torneo e all’ultimo abbiamo deciso di portare Piccolé con noi a vedere il rugby. Io non ero molto convinta all’inizio e lo sono diventata sempre meno man mano che vedevo altri tifosi che ci puntavano col dito o scattavano foto (a quattro mesi era probabilmente la più piccola di tutto l’Olimpico). 

Una volta arrivati ai nostri posti, però, lei ha iniziato a guardarsi intorno compiaciuta. Ha apprezzato molto gli inni e gli irlandesi tutti truccati e mascherati. Ha avuto un momento di crisi solo alla fine del primo di tempo perché siamo finiti in mezzo al pigia-pigia per i bagni e le birre. Poi si è addormentata. Quando si è svegliata, a fine partita, A. era un po’ scornato – Avrei almeno voluto farle vedere cosa vuol dire “perdere con onore” -. Lei invece continuava a ridere con la bocca spalancata, sono sicura che voleva dire:  – Che m’importa… io tifo Irlanda -.
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Sotto scorta

Tra colleghi

– Non ci siamo mai incontrati perché mi sono trasferito da poco e sto quasi sempre chiuso in redazione. Ho una situazione un po’ particolare.
– Particolare?
– Sono sotto scorta.
Ok, per fare questo lavoro c’è chi ha problemi più grossi di una poppata da non mancare. In questi strani, convulsi, pienissimi giorni rischiavo quasi di dimenticarmene.
ps In francese trantran si dice metro-boulot-dodo (in metropolitana-a lavoro-a nanna). Non ci potrebbe essere espressione più adatta per raccontare questi giorni.

Metro – Misteriosamente ho ritrovato nel portafoglio una vecchia Oyster card di Londra e nessuna traccia della Metrebus che uso tutti i giorni. Per un attimo mi sono illusa che anche la metro fosse cambiata e, passati i tornelli, avrei trovato le 275 fermate inglesi al posto di quelle romane.
Lavoro – Un paio di giorni di assestamento in redazione, poi il primo appuntamento di seguire: inizio ore 18.30. Sono arrivata a casa dopo le 9, chi ben comincia…
Nanna – Piccolé è sempre stata una dormigliona, ma proprio adesso ha deciso di svegliarsi di notte. Risultato: il sonno è diventato una vera ossessione. Sono arrivata ad addormentarmi in metro e a perdere la mia fermata. In qualche modo comunque sono giunta a venerdì, stasera posso andare in letargo e non svegliarmi fino a lunedì.
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