Un messaggio dal passato

E’ mezzanotte. Ho appena vinto un testa a testa particolarmente duro con Piccolé per metterla a nanna quando vedo un messaggio sul telefono.
 “Ciao, sn X! Ti ricordi di me? Ti avevo portato da Bujmegen a Weeze to catch your aereo… non so dove sei adesso, ma la mia sorella sta a milano ora e sta cercando un posto per dormire… so che è tardi ma mi sei venuta in mente”.

Al momento non capisco, non ricordo assolutamente di essere mai stata in un posto chiamato Bujmegen, né tantomeno di Weeze. Poi un flash. Cinque o sei anni fa, in un momento molto scapestrato, sono andata a trovare degli amici a Utrecht. Per risparmiare, nonostante avessi solo un weekend libero, avevo preso un volo low cost per una città tedesca, da cui dovevo prendere un pullman e poi un treno per arrivare da loro.

Al ritorno è successo l’inimmaginabile: il treno olandese è arrivato in ritardo (quasi fosse un espresso italiano qualsiasi) e ho perso il pullman per l’aeroporto. Mi trovavo in Olanda e avevo un’ora per raggiungere a tutti i costi un aeroporto sperduto da qualche parte in Germania. Disperata, mi sono messa a fare l’autostop e così ho incontrato X, che stava andando in Austria ma era disposta ad allungare un po’ per non farmi perdere l’aereo. Non l’ho più sentita da allora. Il suo sms, in un momento in cui rischio di annegare tra pannoloni e poppate, mi è sembrato un messaggio dal passato. Diceva: te la caverai come te la sei sempre cavata, non per niente ti chiami Calamity.

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Natale e altri imprevisti

Cose che capitano a un ignaro due-mesienne nelle feste di Natale.
Nella tribù Dangefò le celebrazioni natalizie iniziano più o meno l’8 dicembre e durano un mese pieno: stipare in una sola settimana tutte le cene, i pranzi e le rimpatriate sarebbe stato impossibile. E così non siamo ancora alla vigilia ma già è successo che:

  1. Piccolé si ritrova vestita da renna (all’insaputa dei genitori).
  2. Babbo Natale vuole assolutamente fare la foto con lei (terrorizzandola).
  3. La pupa riceve tanti regali che nemmeno l’intera tribù di Brad e Angelina.
  4. Si addormenta nel caos in braccio a mamma (e si risveglia cullata da una proproprozia acquisita).
  5. Un bambino incontrato al ristorante la adotta come bambolotto (e se la vuole portare a casa).
  6. La bimba conquista una quantità di poppate anti-panico da overdose di latte. 
  7. Ha più foto del principino George (secondo me la sua prima parola sarà “selfie”).
  8. Finisce dentro al presepe tra il bue e l’asinello. 
  9. Atterra con una zampata l’albero di Natale più chic della famiglia.
  10. A furia di brindisi della mamma, è già pronta per i baby-alcolisti anonimi.
ps Quasi dimenticavo… buon Natale a tutti!
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Al parco – Questione di stile (e di termometro)

Il termometro balla tra i 5 e i 25 gradi e l’abbigliamento diventa una roulette russa, soprattutto per i più piccoli. E così, al parco, quando tre mamme si incontrano subito sbirciano l’una nella carrozzina dell’altra in cerca di conforto.
Mamma 1 – bimba con tuta imbottita da neve, cappello in pile e guanti.
Mamma 2 – tutina in ciniglia, giacca e coperta leggera.
Mamma 3 – vestitino di cotone, scaldacuore e lenzuolino.

Le tre si osservano e si convincono di aver sbagliato tutto, così la volta dopo mettono ai pupi:
Mamma 1 – vestitino di cotone, scaldacuore e lenzuolino.
Mamma 2 – tuta imbottita, cappello in pile e guanti.
Mamma 3 – tutina in ciniglia, giacca e copertina.

Ma ancora non ci siamo, i bebè sono semi-congelati o bolliti per il caldo e allora, la volta ancora dopo…
Mamma 1 – tutina in ciniglia, giacca e copertina.
Mamma 2 – vestitino, scaldacuore e lenzuolino.
Mamma 3 – tuta imbottita, cappello in pile e guanti.

Bisognava uscire dal loop. Ho iniziato a portare con me quasi tutto il guardaroba della bambina, dal copricostume al piumino da neve. Ma nonostante la borsa da giro del mondo, Piccolé si è raffreddata: ha il naso chiusissimo e fa fatica persino a mangiare o ad addormentarsi. Proprio adesso che sembrava arrivare il freddo vero a semplificare le cose.

ps L’angolo delle buone notizie. E’ uscito il bando Inps per i buoni per nido o babysitter, sono fino a 3.600 euro a neonato se la mamma rinuncia al congedo parentale.

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Pannolini e champagne

Ore 20.06, la pupa dorme già, io perdo tempo su Facebook.
C – Sto per fare un bagno caldo e ho una coppa di champagne (credevo succedesse solo nei film).
V – Ahah! Brava.
C – Ne era avanzato un po’ e A. è a Milano… mica potevo farlo sgasare.
C – Certo lo champagne fa un po’ a cazzotti con i pentoloni dell’acqua sul fuoco, fondamentali per un bagno veramente caldo a casa mia.
V – Aahaha! Allora non sono l’unica a fare il bagno così. Che poi diventa una volta l’anno infatti.
C – Non me ne parlare, è il primo dalla nascita di Piccolé.
V – Goditelo allora! A dopo

Ore 21.54
C – Non ci voglio credere, si è svegliata appena sono entrata in acqua!
V – La legge di Murphy per le mamme.
C – Sembrava una commedia di serie Z. All’inizio ero convinta che fosse un’allucinazione uditiva. Ma convinta proprio. Mi dicevo, rilassati! E’ solo nella tua testa. E invece piangeva davvero…
C – Non volevo arrendermi così l’ho messa con la sua sdraietta vicino alla vasca, poi con il piede la cullavo, poi cantavo le sue canzoni preferite. Tutto pur di non dire addio al bagno.
C – Niente da fare, era sempre più disperata. Per calmarla almeno un po’ ho dovuto prenderla in braccio (senza nemmeno asciugarmi e rivestirmi). Altro che serata di relax, col freddo che fa è già tanto se non mi viene la broncopolmonite.
V – Oh mamma.

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Una stanza tutta per lei

Abbiamo smontato e rimontato, svitato e riavvitato, scollato e rincollato, spostato e rispostato tutta casa. Piccolé, serena, dirigeva i lavori. Poi, al momento di andare a dormire, ha iniziato a piangere: non ne voleva sapere. Ecco, non vuole stare nella nuova cameretta da sola, abbiamo cominciato a disperarci. Ed è così che l’abbiamo portata nel lettone, pronti a dormire lì tutti insieme come non succedeva da quando era appena nata. Avevamo alle spalle giorni di lavoro per riconquistare un minimo di intimità e rischiavamo di averne ancora meno di prima.

Sono passati dieci minuti scarsi, poi Piccolé ha spalancato gli occhioni e ha ripreso ad agitarsi. L’abbiamo portata di là (ora ha tutta per sé la stanza più grande della casa). Le abbiamo fatto vedere i suoi giochi, il materassone, la poltrona a righe. Poi l’abbiamo messa nel lettino e ha preso una faccia soddisfatta che diceva: – Ma siete matti se pensate che vengo in quel bugigattolo con voi, io me ne sto qui! E’ stato bello finché è durato, ma ho bisogno dei miei spazi. Non è colpa vostra, sono io. Ho già due mesi, voglio vivere la mia vita. Vedrete, con il tempo ve ne farete una ragione -. Così si è addormentata. Ha mostrato più spirito d’indipendenza lei di noi grandi, fosse stato per me mi sa che saremmo rimasti a dormire insieme fino a 18 anni.

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