Il tiralatte e l’Inquisizione spagnola

Non mi stupirei di trovare in qualche museo sulla stregoneria o sulla storia della tortura un imbuto di plastica dal bordo acuminato attaccato a un piccolo serbatoio. Risponde all’innocuo nome di “tiralatte” ma farebbe la sua figura al fianco di gogne, fruste, sedie spinate e altre invenzioni dell’inquisizione.

Il seno della malcapitata che viene sottoposta al tiraggio infatti viene inserito nell’imbuto. A questo punto un motore dal suono (e probabilmente la potenza) di un aspiratore industriale ne risucchia il capezzolo spremendo e spremendo fino a farne sgocciolare fuori il latte tra rumori infernali. La poveretta, a quel punto, è pronta ad abiurare.

Sono ai primi tentativi, e non pensavo sarebbero stati così complicati. Insisterò perché il tiralatte mi serve se voglio allontanarmi da Piccolé senza smettere di allattare per andare a lavoro, a un’uscita con le amiche o un cinemetto. È (a modo suo) uno strumento di emancipazione femminile, ma anche un aggeggio diabolico. Secondo me l’ha inventato un uomo.

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  1. Se ti può consolare, a me non usciva quasi latte nemmeno col medela! Era una tortura inutile veramente ma pur di provare ad avere un pò di latte di "scorta", l'ho usato. Già è tanto che riesci ad avere del latte! Resisti che almeno a te c'è il risultato!

  2. Anche tu ci sei passata e sei sopravvissuta, bene! Oggi è andata già molto meglio, ma all'inizio è stato traumatico (anche perché per una settimana mi sono massacrata con un modello di un'altra marca che non faceva uscire neanche una goccia di latte ma tantissime paranoie). Delle amiche mi hanno detto che per loro è stato facilissimo fin da subito con il tiralatte, che strano…

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