La strage delle mamme Disney

Pensavo… Forse non è poi così strano il senso di spaesamento che mi prende ogni volta che penso al futuro e a cosa sarà la mia vita dopo che nascerà il Girino. Del resto, per una come me cresciuta a pane e cartoni, dire che mancano modelli di mamme belle e felici è poco. 

C’è una cosa che accomuna quasi tutte le mamme dei cartoni animati: muoiono.
A volte la tragedia avviene in diretta come nel sadico Bamby, oppure rimane sullo sfondo lasciando il palcoscenico alle terribili matrigne. Del plotone degli orfani fanno parte Cenerentola, Biancaneve, Jasmine, Nemo, Semola, Belle e tanti altri.

Quando anche la mamma c’è, ha l’abbandono facile. Quella della Bella Addormentata, di fronte alle minacce di Malefica, pensa bene di mandare la piccolina a vivere nel bosco affidata a tre nonnette litigiose e arteriosclerotiche. Quella della Sirenetta risulta dispersa (o è forse il gambero Sebastian in una modernissima famiglia omosex?). Quella di Peter Pan lo lascia scappare nell’Isola che non c’è. Quella di Mogwli se lo perde addirittura nella giungla, il massimo dell’inaffidabilità.

L’unico modello positivo di mamma Disney che mi viene in mente è Duchessa, quella degli Aristogatti. Non solo riesce a salvare i suoi cuccioli e a riportarli a casa ma nel frattempo trova anche il tempo di conquistare Romeo er Mejo der Colosseo, addomesticarlo e unirsi per una notte a un gruppo di musicisti vagabondi. Niente male come proposito.

ps Qui tutto bene. Ho letto che il piccoletto sta assumendo in queste settimane un “aspetto antropomorfo”, lo dicevo io che fino ad ora era un Girino! Ho letto anche che dopo la nascita del primo bambino, il reddito di una famiglia diminuisce del 20-25%, che paura!
Intanto continuano a moltiplicarsi occasioni di lavoro poco compatibili con la panza. Forse finora ho sottovalutato come sarà incastrare pupo e lavoro (e prima o poi trovare anche qualcuno che mi assuma “davvero”, cosa che non sarebbe male!). A. invece e felicissimo e continua a chiedere: Ne facciamo un altro?


Questo post è stato pubblicato in origine sul blog 40 settimane (e mezzo). Reportage dalla mia gravidanza.

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