Gravidanza: di pance, pancini e pancioni

Bambina gioca con il pancione

Piccolè (quasi 3 anni) è molto affascinata dal pancione della mamma anche perché, racconta, anche lei è incinta… di una foglia. La foglia nascerà a novembre, come il fratellino, ma non è un maschio né una femmina e non ha un nome “pecché, mamma, è una foglia e le foglie non ce l’hanno”. All’inizio la bimba diceva di essere incinta lei del “tatellino”, ma “era pecché ero picclola”. Ora sa bene che aspetta solo una foglia e non per questo è meno amorevole come mamma in gravidanza: parla alla sua piccola, mette la crema sul pancino con un massaggio e, quando riesce a rubarmelo, le fa sentire il ciondolo chiama-angeli. Mai una foglia immaginaria ha avuto tante attenzioni.

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Agosto all’ombra delle foreste casentinesi con i bambini

Parco delle foreste casentinesi con i bambini

 

Abbiamo deciso all’ultimo secondo di partire per una settimana di campeggio, sotto ferragosto, nelle “terre selvagge” delle Foreste casentinesi con i bambini, Piccolé di due anni e mezzo e il Picinin, nel pancione, atteso tra poco più di due mesi. Selvagge queste terre lo sono davvero, vi sono rimasti quasi solo gli eremiti di Camaldoli, tra gli esseri umani. E qualche monaco, e un pugno di famiglie troppo innamorate di questi boschi per lasciarli: un totale di circa 2000 persone in oltre 36 mila ettari del Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, tra Arezzo, Firenze e Forlì.  In compenso si sono moltiplicati gli alberi e gli animali: lupi, cinghiali, cerbiatti, cervi, daini (questi venivano a trovarci anche in campeggio a Camaldoli), tantissime volpi, farfalle, rane  e uccelli di ogni tipo.

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Il richiamo delle foreste – al Parco delle foreste casentinesi

Via dalla città, via dall’afa, via dalla folla! Con queste parole d’ordine, a meno di 12 ore dal misero fallimento del nostro tentativo di partenza eravamo di nuovo in viaggio. Rotta sulla Toscana e la Romagna, verso il Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna. E’ bastato che la bimba desse segnali di stare meglio (e una mattina nel solleone di Roma) per rendere irresistibile il richiamo della strada. Il pulmino purtroppo ci aveva abbandonato, per il momento, così abbiamo preso la tenda e caricato la macchina e siamo ripartiti.

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